Tanoressia: una patologia in crescita

È stata per prima l’Università del Texas, nel 2005, a coniare il termine tanoressia, (dall’inglese “tan”, cioè “abbronzatura”), per indicare la dipendenza dall’abbronzatura di cui soffrono alcuni soggetti.

La tanoressia (o SCS, Sindrome Compulsiva da Sole) è infatti una vera patologia che porta chi ne è afflitto a perdere la percezione del proprio corpo, e ad avvertire un senso di insicurezza derivante dal fatto di non vedersi mai abbastanza abbronzati. Nelle persone anoressiche, generalmente ansiose e con un cattivo rapporto con il proprio corpo, l’autostima e il senso di benessere sono proporzionali al livello di abbronzatura.

Purtroppo chi soffre di questa patologia tiene in scarsa considerazione gli effetti nocivi delle radiazioni UV (ultra violette), sottoponendosi all’esposizione solare selvaggia anche nelle ore di insolazione più intensa, o a frequenti sedute di abbronzatura artificiale, e utilizzando nel migliore dei casi prodotti a bassa protezione solare.

È utile ricordare gli effetti negativi che possono derivare, senza le adeguate precauzioni, dalle radiazioni UV: irritazioni cutanee (eritemi); produzione di radicali liberi, che danneggiano alcuni componenti cellulari come DNA e proteine; fotoinvecchiamento, fenomeno che comprende diverse alterazioni morfologiche della cute come ispessimento, ruvidità, lassità, secchezza, iperpigmentazioni, e rughe profonde; reazioni di fotosensibilità, fototossicità e fotoallergia; e per finire tumori cutanei: il melanoma è il più temuto, trattandosi di un tumore maligno che coinvolge i melanociti presenti nella cute, nelle mucose e nei nevi, carcinomi basocellulari e spinocellulari, anch’essi legati all’azione delle radiazioni UV.

Le più colpite da questa dipendenza sono le donne di età compresa fra i 25 e i 54 anni, e attualmente interessa il 20% della popolazione italiana in forma dichiarata. Dagli studi svolti finora si è rilevato che la patologia potrebbe dipendere da una carenza di alcuni mediatori chimici, il cui rilascio è incentivato dall’esposizione solare. Pare infatti che a seguito della stimolazione delle radiazioni UV, le cellule epidermiche generino endorfine. In base a quanto detto, il comportamento dei tanoressici può essere definito compulsivo, perché stabilisce l’attivazione del circuito neuronale del piacere.

Nel trattamento dei pazienti tanoressici, recenti studi hanno dimostrato l’efficacia della somministrazione di farmaci serotoninici (ad azione antidepressiva), i quali riducono nel tempo la dipendenza dall’abbronzatura. È suggeribile la consultazione di un dermatologo che aiuti a pianificare una corretta prevenzione, che spinga a seguire le regole di fotoprotezione e che agevoli nella scelta di prodotti solari e doposole indicati in base al tipo di pelle.

Il consiglio migliore, visto anche l’approssimarsi della bella stagione, è quello di usare il buon senso nel prendere la nostra adorata tintarella!

 

Kaly