‒ Luca, lo prendi tu Filippo dal calcio? Io oggi ho una riunione, di certo ci trattengono fino a tardi.

‒  Ok.

‒ E poi, compri il pane, il latte, gli yogurt, le polpette e i pomodori?

‒ Ok.

‒ Luca, mi stai ascoltando?

‒ Ok.

Ormai Michela l’ha capito: il cervello degli uomini, quando riceve troppe informazioni, si disinnesca. È un meccanismo genetico, forse, una sorta di autodifesa, di fatto deve ricominciare daccapo.

‒ “Ok” che cosa?

‒ Devo comprare polpette e pomodori.

‒ Sì, e poi?

‒ Poi…

‒ Luca, tuo figlio, sai quel biondino che da dieci anni ci allieta le giornate?

‒ Sì, quello che ogni notte tenta di entrare nel nostro letto? Quel rompib–

‒ Bravo! Devi andare a prenderlo a calcio.

‒ Ah, ok.

‒ Ora scappo, sono già in ritardo.

Mentre guida, con una mano Francesca tiene il volante e con l’altra fruga nella borsetta, cerca il rossetto, mai come in questo momento spera in un rosso al semaforo. Niente, tutto verde. Poi una piccola fila di macchine bloccate dal camion della spazzatura. È il suo momento: gira lo specchietto retrovisore a inquadrare il viso, atteggia le labbra alla Marilyn e passa il rossetto sul labbro inferiore. Non fa in tempo a passarlo su quello superiore che una festa di clacson la fa sentire come al corteo del suo matrimonio. Davanti a sé la strada è libera, alza un braccio per chiedere scusa al tipo dietro di lei e inforca la prima, la macchina si spegne, rimette in moto, sgomma, tira un sospiro.

Appena entrata in ufficio i colleghi sono tutti già seduti di fronte al Direttore Generale, lei entra nella sala riunioni con la sciarpa incastrata nella tracolla della borsa, e quasi si strozza nel levarla. Tutta trafelata cincischia un “scusate il ritardo” e si siede. Gli sguardi dei colleghi sono divertiti, la riunione va avanti, al momento della pausa va in bagno, si guarda allo specchio e capisce il perché di quegli sguardi.

Le sue labbra. Quello inferiore è vermiglio e quello superiore pallido come il riso bollito, in poche parole un mostro. Mentre si sistema per bene il rossetto guarda le rughette intorno alle labbra e pensa alla nonna che le ha sempre detto “sono belle, sono le rughe del sorriso”. Ecco sì, sorridere è fantastico, sembrare la nonna a trentasette anni molto meno.

Il break è finito, deve tornare in sala riunioni, e ora che ci pensa è da mesi che non si concede un bel trattamento completo per il viso. Lo giura a se stessa: il prossimo fine settimana si dedicherà a rigenerare, illuminare e tonificare, tutto quello che può. Cervello compreso.

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